2a. I Limiti dell’Agricoltura Moderna

Sai che cosa è in agricoltura la cosidetta "Regola della Restituzione?
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Anche in agricoltura niente viene dal nulla, quindi le produzioni agricole sono assicurate solo se l’agricoltore restituisce al suolo, minerali e altre sostanze che le piante hanno consumato e trasformato in raccolti

( Regola della Restituzione).

Come la maggior parte delle scienze e delle tecniche anche l’agricoltura ha risentito moltissimo del ‘progresso’ tecnologico, genetico e chimico. L’agricoltura, infatti, grazie allo sfruttamento di nuovi macchinari, al miglioramento della genetica, all’uso di concimi chimici artificiali, ai fitofarmaci, ai diserbanti e ultimamente anche allo sfruttamento di varietà O.G.M., è diventata col tempo sempre più intensiva, sempre più industrializzata, sempre più basata sull’impiego di capitali esterni, dimenticando però che il primo e vero capitale in agricoltura è la terra.

Oggi quindi l’agricoltura è molto diversa da quella del passato, le macchine hanno sostituito la fatica dei contadini, la conduzione delle aziende agricole è diventata più facile (alcune volte anche banale), ma nonostante tutto questo, il reddito pro-capite degli agricoltori si è ulteriormente assottigliato. Le campagne a partire dal dopo-guerra hanno iniziato a spopolarsi fino all’esodo massiccio degli anni ’60.

A partire dalla fine della prima ma soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, l’agricoltura intensiva (detta anche ‘convenzionale’) si radicò con sorprendente velocità; era infatti un nuovo approccio agricolo che meglio sembrava soddisfare i bisogni degli agricoltori, i maggiori ritmi della domanda ed in particolare le maggiori esigenze di prodotti agricoli da parte delle città.

Il passaggio da un’agricoltura estensiva, più rispettosa dell’ambiente, con rese per unità di terreno più basse, ma con profitti assicurati da una maggiore vastità di offerta (come cereali e vegetali, frutta, uva e vino, animali da cortile e da macello, ecc…), al metodo di agricoltura intensivo fu velocissimo. A nulla servirono le denunce di esperti agronomi e pubblicisti di fama mondiale sui problemi che la logica intensiva, indifferente ai ritmi della natura e all’equilibrio ecologico, avrebbe portato all’ambiente e agli stessi alimenti agricoli.

Ma come mai questo approccio intensivo radicò così bene e continua ad essere utilizzato anche oggi così profondamente? Alte rese  con  minori sacrifici, economie di  scala,  riduzione della  manodopera,  facilità  di  gestione,  programmazioni  e quindi impostazioni di gestione con strategie di prospettive aziendali, sono alcune delle risposte ecc…. Tuttavia in questa logica moderna si è perso molto sia a livello di degenerazione degli alimenti (cosa di non poco valore) che a livello dell’impoverimento dei suoli, senza considerare l’inquinamento delle acque interne, la perdita delle biodiversità, la riduzione fino all’eliminazione dall’elemento animale dalle fattorie e il conseguente aumento in termini di inquinamento ambientale . Sai che gli allevamenti intensivi da soli sono responsabili del 14,5% delle emissioni di gas serra e utilizzano il 40% delle terreni coltivati per la produzione di mangimi?

https://www.repubblica.it/green-and-blue/2021/07/23/news/wwf_allevamenti_intensivi_producono_14_5_gas_serra-311391447/ ).

Ma vediamo meglio alcuni tratti salienti del metodo di agricoltura moderno che più si distinguono dagli altri metodi che vedremo più avanti più legati ad una gestione agricola naturale.

La  meccanizzazione. Se  prima   gli  strumenti  a  disposizione   erano principalmente la zappa, la vanga, la falce, l’aratro trainato dai buoi, adesso l’agricoltore può disporre di una vastissima gamma di macchine e attrezzature. Questa disponibilità  non è uno svantaggio in sé, ma lo diventa nel momento in cui le macchine e attrezzature vengono usate in maniera scorretta. Si pensi alla perdita della naturale fertilità del suolo a causa del compattamento da parte dei sempre più grossi e pesanti trattori, alle arature profonde e più in generale alla perdita del legame con la terra e con la natura che ogni agricoltore deve avere e mantenere come una delle più grandi e preziose risorse aziendali.

La  concimazione. In  agricoltura  vale  la  cosiddetta  regola della ‘restituzione’, in poche parole significa che i prodotti agricoli che produciamo e raccogliamo comportano un impoverimento di alcune sostanze del terreno ed in particolare di diversi elementi minerali che sono alla base della nutrizione delle piante (in particolare di azoto, fosforo e potassio) ed è compito dell‟agricolture ‘restituire’ queste sostanze se intende utilizzare il terreno per nuove e proficue produzioni (niente viene dal nulla!).

Vi vorrei far soffermare su questa Regola che sostanzialmente afferma che li “produzioni agricole sono assicurate solo se l’agricoltore restituisce al suolo, minerali e altre sostanze che le piante hanno consumato e trasformato in raccolti”. Tutto vero, d’accordo, ma come avviene in Natura? Come mai i boschi, le foreste, le praterie crescono in maniera perenne senza l’apporto di alcuna sostanza esterna?

Non è un po’ troppo semplicistico pensare che si possa sostituirsi alla natura apportando al terreno alcune delle tantissime sostanze che le piante consumano?

Lo vedremo meglio nei prossimi articoli.

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Giovanni Batacchi

Giovanni Batacchi

Viticoltore e Winemaker

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