2b. I Limiti dell’Agricoltura Moderna – La scoperta di Liebig.

La grande scoperta di Liebig e l'avvio dell'agricoltura industriale: non tutto è oro quello che luccica!
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In natura, la genialità del Creatore è per l’uomo irraggiungibile e non è modificabile se non in peggio. Pensare di fare  meglio  del  Creatore  è  peccare  di  presunzione.  Il  miglior metodo agricolo deve quindi avere come base la migliore imitazione ed il massimo rispetto delle leggi naturali.

Nel paragrafo precedente abbiamo visto l’approccio dell’agricoltura industriale, in tema di concimazione, tesa prioritariamente a restituire gli elementi minerali consumati dalle piante. Tale approccio si deve ad una scoperta che ha portato ad un cambio di paradigma nello stesso concetto di agricoltura.

Verso la metà dell’ottocento un chimico tedesco, Justus Von Liebig, scoprì che le piante, potevano assumere i minerali di cui hanno bisogno  per  la  loro  nutrizione,  anche  in  forma solubile e quindi attraverso l’acqua del suolo e non attraverso l’humus. Questa straordinaria scoperta dette vita all’industria dei fertilizzanti.

Col tempo “nutrire” il suolo tramite i concimi chimici, pratica molto più semplice e  meno costosa del compostaggio, diventò la regola e questo portò in poco tempo all’impoverimento dei suoli, all’aumento delle malattie e all’inquinamento delle falde freatiche.

Oggi l’uso dei concimi chimici è ancora una pratica generalizzata, nonostante gli effetti negativi che tale gestione comporta.

E’ interessante notare che gli effetti negativi di cui sto parlando erano già ampiamente noti un secolo fa, addirittura allo stesso Liebig tanto che prima di morire (anno 1873), sembra che abbia lasciato memorie note come il Testamento  di Liebig  (il testo  è stato pubblicato per la prima volta in Italia sulla rivista di Aiab, Bioagricultura, Maggio-Giugno 1996):

    ‘Confesso volentieri che l’impiego dei concimi chimici era fondato su delle supposizioni che non esistono nella realtà. Questi concimi dovevano portare una rivoluzione completa in agricoltura. Il concime di stalla doveva essere completamente escluso e  tutte le  materie  minerali asportate dai raccolti, sostituite con dei concimi chimici. Il concime doveva permettere di coltivare su di uno stesso campo, senza discontinuità e senza esaurimento, sempre la stessa pianta, il trifoglio, il grano ecc., secondo la volontà e i bisogni dell’agricoltore.

Avevo  peccato  contro la  saggezza  del Creatore  e  ho  ricevuto la dovuta punizione.   Ho voluto portare un  miglioramento alla Sua opera e nella mia  cecità ho creduto che nel  meraviglioso concatenamento delle leggi che uniscono la vita alla superficie della  terra,  rinnovandola continuamente, un anello era stato dimenticato, che  io povero verme impotente,  dovevo fornire”.

Lasciando agli storici il compito di verificare l’originalità di queste affermazioni, rimane una questione su cui meditare: l’uomo nella pratica di coltivazione e cura delle specie vegetali può fare meglio della Natura? Non è forse più consapevole ammettere che in questo campo il nostro primo riferimento da cui sarebbe opportuno allontanarsi meno possibile è quello dettato dalla legge della Natura? Ritornerò presto su questo punto, per adesso facciamoci una semplice domanda: come veniva nutrito il suolo prima dei concimi chimici?
Con la tecnica (per le piante) più progredita, più naturale, più completa e bilanciata, ossia attraverso l’humus ottenuto prevalentemente con il compostaggio. Infatti, un tempo nelle fattorie c’erano anche animali e quindi letame, che mescolato a materiale vegetale (come per esempio paglia, fieno, segatura, ) veniva fatto maturare e poi sparso sui campi. L’humus ( che deriva dall’attività microbica di decomposizione e mineralizzazione delle sostanze organiche), svolgeva e svolge tuttora un ruolo fondamentale in natura influenzando il metabolismo e la nutrizione delle piante. Il punto dunque è capire come avviene questa naturale nutrizione e fare in modo che le nostre specie vegetali crescano nello stesso principio, consapevoli del fatto che qualsiasi scorciatoia comporta prima o poi diverse problematiche, sia ambientali, sia di durata, che di sostenibilità una parola che oggi è sulla bocca di tutti, ma al tempo stesso non del tutto compresa.

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Giovanni Batacchi

Giovanni Batacchi

Viticoltore e Winemaker

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