Cosa c’è veramente di più in un bicchiere di vino Bio-Artigianale?

Se è vero che con la tecnica l’uomo ha realizzato grandi cose, possiamo ugualmente affermare lo stesso in senso contrario? In altre parole, cosa ha fatto la tecnica dell’uomo? Con la tecnica l’uomo è forse più felice?  Oggi l’uomo è più soddisfatto?

Sulla prima domanda non ci sono dubbi, ma sulle altre? La spinta alla meccanizzazione non ha certo aumentato i valori percepiti dall’uomo, l’unico essere vivente sulla terra in grado di avere sensi superiori anche di carattere spirituale.

C’è un libro bellissimo che consiglio molto di leggere scritto da Albert Soesman che parla dei “Dodici sensi degli essere umani indicati da  Rudolph Steiner”, quello del tatto, della vita (la sensazione interna di benessere, di essere vivi”, del movimento, dell’equilibrio, dell’olfatto, del gusto, della vista, del calore, dell’udito, del linguaggio, del pensare e infine quello dell’Ego ossia quello dell’IO che ci rende capaci di orientare il nostro pensiero ad altro essere e di scorgere il loro “io”, la loro individualità, direttamente.

Si è vero, l’ho presa larga, ma a mio avviso ciò che deve essere afferrato per capire cosa c’è in un bicchiere di vino è che la perfezione non è il semplice incrocio di una serie di dati matematici o la massima espressione della tecnologia enologica, ma qualcosa di più e questo qualcosa di più si chiama prima di tutto individualità, personalità, autenticità, voglia di vita.

Il vino è senz’altro uno di quegli strumenti dove le vibrazioni e l’istinto del bravo artigiano possono contribuire a rappresentare la differenza.

I vini artigianali non sono il risultato di algoritmi di controlli pur accurati ma pre-impostati, sono invece la massima espressione dell’istinto, fin dalla vendemmia, continuamente durante le vinificazioni e affinamenti, dove l’attento esame e percezioni del produttore hanno la massima priorità sul resto.

Certo non si nasce produttori artigiani si diventa nel tempo, con studi, esperienze, metodi, errori, ma non c’è dubbio che la sua anima il suo stile è unico e non potrà essere “copiato” e “incollato”.

La sua missione è semplice: realizzare la massima espressione del territorio, con un processo di produzione più naturale possibile, tanto da dare la possibilità ai degustatori di scoprire le intime sfaccettature delle sue uve biologiche e del terroir.

La sua presenza, nel processo produttivo è sempre viva, non solo fisicamente (le sue impronte non possono non essere dappertutto!), ma spiritualmente: sono le sue decisioni istintive, i suoi controlli, le sue accortezze ma soprattutto la sua consapevolezza spesso anche frutto di grossi sacrifici e allora sì che in quel bicchiere di vino ci può essere davvero qualcosa di più.

Giovanni Batacchi

Giovanni Batacchi

Viticoltore e Winemaker

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