Far rientrare il vino nella quotidianità e quindi nella vita.

Negli ultimi anni il vino ha cambiato posizione nella vita delle persone. Non è scomparso, ma si è spostato. Un tempo il vino stava dentro la vita. Era parte del pasto, del lavoro, della giornata.
tappi di sughero con il logo di Pian del Pino

Il vino ha perso il suo posto?

Negli ultimi anni il vino ha cambiato posizione nella vita delle persone. Non è scomparso, ma si è spostato.
Un tempo il vino stava dentro la vita. Era parte del pasto, del lavoro, della giornata.
Non chiedeva attenzione particolare, non aveva bisogno di essere spiegato, non pretendeva un’occasione.
Oggi il vino sta spesso accanto alla vita. Arriva quando c’è tempo, quando c’è voglia, quando tutto il resto è già stato fatto.
È diventato un gesto più raro, più carico, più pensato.
Questo spostamento non è neutro.
Viviamo in un tempo frenetico, accelerato, dove tutto tende al massimo: massima produttività, massima prestazione, massima intensità.
Anche nel vino, negli ultimi decenni, abbiamo seguito questa direzione.
Più concentrazione. Più struttura. Più potenza.
Come in palestra, quando si lavora solo sui massimali. All’inizio sembra un progresso, poi arriva la fatica e alla lunga, la stanchezza.
Il problema non è che questi vini non siano buoni.
Il problema è che stancano.
Perché si inseriscono in una vita già satura, già carica, già sotto pressione. Chiedono attenzione, concentrazione, preparazione. Esattamente ciò da cui molte persone oggi cercano una tregua.
Nel frattempo, il consumo quotidiano si è assottigliato. Il vino non accompagna più la vita: spesso la compensa. E quando un prodotto serve solo a compensare, diventa fragile.
Il settore ha continuato a produrre come se quel consumo quotidiano esistesse ancora. Ma la realtà è cambiata. Il vino è rimasto ancorato a un’idea di intensità che non dialoga più con il ritmo attuale.

 

Oggi molte persone non vogliono smettere di bere vino. Vogliono bere senza stancarsi.
Qui non si tratta di semplificare, né di abbassare l’asticella. Si tratta di cambiare parametro.
La leggerezza non è assenza di profondità. È precisione, equilibrio e tensione.
Così come l’allenamento quotidiano non è fatto di massimali, il vino che torna a stare dentro la vita non è quello che impressiona, ma quello che regge la continuità, la ripetizione, il tempo.
Questo non è un ritorno nostalgico al passato. Quel mondo non è replicabile.
È una lettura del presente.
Il vino oggi deve ritrovare un posto compatibile con la vita che facciamo, non con quella che vorremmo fare.
Deve essere all’altezza della tavola, non dell’eccezione. Capace di dare piacere senza chiedere uno sforzo in cambio.
Far rientrare il vino nella quotidianità non significa togliergli valore, al contrario significa restituirglielo.
Perché un vino che si beve con piacere, con misura e con continuità spesso dice molto di più di un vino bevuto raramente, solo quando “ci si sente pronti”.
La domanda, allora, non è se il vino abbia ancora un futuro, ma se saprà ritrovare il suo posto nella vita di oggi.


Giovanni Batacchi
Titolare e interprete del vino, dalla vigna alla bottiglia.

Immagine di Giovanni Batacchi

Giovanni Batacchi

VIiticoltore e Winemaker