La Luna influenza davvero le piante? Tra esperienza e ricerca scientifica (Parte 1)

Esperienze di un vignaiolo
Primo quarto di Luna fotografato dai Pianalti del Valdarno da Pian del Pino.

Nonno: «Cosa stai studiando?» mi domandò un giorno, quando frequentavo ancora le scuole elementari.
Io: «Sto studiando scienze.» Stavo leggendo alcune pagine indicate dalla maestra, che però ci aveva detto di non svolgere l’esercizio racchiuso in un riquadro all’interno di una delle pagine.
Nonno: «Ah, bella materia, ti servirà!» ( e mentre diceva queste parole si era avvicinato e il suo occhio aveva notato quel riquadro dal titolo: L’influsso della Luna sulle Coltivazioni )
Nonno:« Questo che cosa è? Che bello questo libro me lo fai leggere?» (il nonno prese il libro, si mise gli occhiali e lesse l’articolo che concludeva così: la Luna non ha alcuna influenza sulle coltivazioni, lo dice la scienza).

Non avevo mai visto mio nonno così amareggiato e deluso. Dopo aver letto l’articolo mi restituì il libro e non mi chiese più nulla di ciò che studiavo a scuola. Ricordo però molto bene ciò che mi disse porgendomi il testo:«Sull’agricoltura può parlare solo chi vive di questa».

Molti anni dopo avrei ritrovato un pensiero molto simile in uno dei libri di Rudolf Steiner:“Sull’agricoltura può parlare soltanto chi trae il giudizio, dal campo, dalla foresta e dagli allevamenti del bestiame”.

Ho voluto ricordare mio nonno perché, nel campo agricolo, era davvero avanti rispetto a molti suoi contemporanei. I suoi prodotti erano straordinari: non faceva uso di prodotti chimici, eppure riusciva a contenere le malattie sia nei campi che negli orti. Inoltre, coltivava con successo anche prodotti difficili da far crescere nella nostra zona, come i cocomeri, che erano non solo grandi ma anche dolcissimi.

Durante gli anni che ho dedicato all’agricoltura ho imparato che è importante mettere alla prova ogni metodo senza pregiudizi, ma anche valutarlo attraverso i risultati ottenuti. Sostenibilità, qualità e quantità del raccolto devono procedere insieme. Per questo mi sono spesso chiesto se l’attenzione che mio nonno dedicava alla Luna fosse soltanto una tradizione oppure se vi fosse qualcosa che meritasse di essere approfondito.

 

Da Giovanni …… a Giovanni.

Fotografia storica del nonno dell'autore durante una vendemmia.

Nonno Giovanni

Mio nonno ci ha lasciati molti anni fa e, sotto molti aspetti, mi è mancata la sua guida. Tuttavia, ho sempre amato parlare con le persone che hanno dedicato un’intera vita all’agricoltura e spesso ho chiesto la loro opinione riguardo l’importanza della Luna. Quasi tutti mi hanno confermato che la Luna ha un ruolo nell’attività agricola; tuttavia, quando si passava all’aspetto pratico, ciascuno seguiva criteri diversi. Ognuno aveva un proprio modo di interpretare e seguire i cicli lunari il che mi lasciava un certo disorientamento.

Con questo articolo vorrei presentare i principali approcci dell’influenza della Luna sulle piante e descrivere il mio modo di operare.

Il tema, come ogni altro che cerca di interpretare le forze naturali, è intrigante, ma prima di iniziare è doverosa una precisazione: l’obiettivo di questo articolo non è dimostrare una tesi, ma distinguere ciò che appartiene all’osservazione di campo da ciò che oggi trova un riscontro nella letteratura scientifica. Questo argomento, ancora oggi oggetto di dibattito, richiede una precisazione iniziale:l’effetto della luna sulle piante è secondario rispetto a quello del sole.Qualunque forma di agricoltura praticata in pieno campo segue innanzitutto il ritmo del Sole. Tuttavia la vera qualità è fatta anche di piccoli dettagli ed è per questo che tale tema, pur secondario, è sicuramente da trattare con molto interesse.

Tra i diversi approcci agricoli, la biodinamica attribuisce particolare importanza all’influenza della Luna sulle piante, pur considerandola secondaria rispetto al Sole. Una parte della biodinamica attribuisce grande importanza al ritmo siderale (luna ascendente e discendente), mentre la tradizione contadina — e sicuramente anche mio nonno — seguiva prevalentemente il ritmo sinodico(luna crescente e calante).

Illustrazione delle principali fasi della Luna.

I Ritmi Lunari

Ritmo Sinodico:

Il ritmo sinodico è il ciclo lunare più facilmente osservabile senza l’uso di calendari. Ha una durata media di 29,53 giorni e comprende quattro fasi principali:

Luna Nuova: La Luna si trova tra la Terra e il Sole e non è visibile.

Primo Quarto: circa 7–8 giorni dopo la Luna Nuova, in fase crescente, è illuminata la metà destra del disco lunare.

Luna Piena:circa 14–15 giorni dopo la Luna Nuova, il disco lunare è completamente illuminato.

Ultimo Quarto:circa 22–23 giorni dopo la Luna Nuova, in fase calante, è illuminata la metà sinistra del disco lunare.

Le maree più alte si verificano durante la Luna Piena e la Luna Nuova, a causa dell’allineamento Terra-Luna, che amplifica l’effetto gravitazionale. Questo ritmo ha influenze anche in ambito religioso: ad esempio, la Pasqua cristiana è fissata la domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, mentre nel buddismo la luna piena è associata a eventi spirituali importanti.

Ritmo Siderale:

Il ritmo siderale descrive il tempo impiegato dalla Luna per completare un’orbita intorno alla Terra rispetto a una stella di riferimento. Ha una durata di circa 27 giorni e 8 ore. Nell’agricoltura biodinamica questo ritmo assume un ruolo importante, soprattutto in seguito agli studi di Maria Thun, che ha analizzato la possibile influenza delle costellazioni sulle diverse parti della pianta (per un approfondimento si rimanda alle sue opere):

Trigono Terra: Toro, Vergine e Capricorno, associato alle radici.

Trigono Acqua: Pesci, Cancro e Scorpione,associato alle foglie.

Trigono Aria: Acquario, Gemelli e Bilancia, associato ai fiori.

Trigono Fuoco: Ariete, Leone e Sagittario,associato ai frutti.

Le osservazioni di Maria Thun non sono tuttavia accettate in modo unanime e, ancora oggi, esistono interpretazioni differenti. Inoltre, gli effetti osservati potrebbero dipendere anche dalle caratteristiche del territorio e dalle condizioni ambientali. Lo stesso Rudolf Steiner sottolineava come l’influenza del ritmo siderale potesse essere modificata anche dall’azione degli altri pianeti, rendendo difficile isolarne e quantificarne gli effetti.

Ritmo Tropico:

Il ritmo tropico si riferisce al periodo in cui la luna ritorna alla stessa posizione longitudinale rispetto all’equatore terrestre, ha una durata molto simile al ritmo siderale (la differenza è di pochi secondi). Questo ciclo distingue la fase ascendente (Luna sopra l’equatore celeste) da quella discendente (Luna sotto l’equatore celeste).

Ritmo Anomalistico:

Il ritmo anomalistico descrive il tempo che la Luna impiega per ritornare al perigeo, il punto più vicino alla Terra, con una durata di 27,55 giorni. La distanza della Luna dalla Terra varia di oltre 40.000 km tra il perigeo e l’apogeo. Questa variazione influisce sull’intensità dell’attrazione gravitazionale ed è ben evidente, ad esempio, nell’ampiezza delle maree.

Ritmo Nodale o Draconitico:

Il ritmo nodale (o draconitico) ha una durata di circa 27,21 giorni e descrive il tempo necessario alla Luna per ritornare nella stessa posizione rispetto ai nodi della propria orbita, ossia i punti in cui essa interseca l’eclittica. Secondo alcune tradizioni agricole e biodinamiche, questi momenti sono considerati poco favorevoli per l’esecuzione di alcune operazioni colturali. Per questo motivo alcuni autori consigliano di evitare determinate operazioni agricole nelle ore immediatamente precedenti e successive al passaggio nodale: Maria Thun suggerisce un intervallo di circa 3 ore, mentre Podolinsky propone un periodo più ampio, fino a 24 ore.

Nella seconda parte passeremo dalla teoria alla pratica: analizzeremo le principali interpretazioni dell’influenza della Luna sulle piante e condividerò le conclusioni a cui sono arrivato dopo anni di osservazioni ed esperienze in vigneto.

Campogialli 28/08/20

Continua nella seconda parte →

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